Dicono di noi

 

 

 

Loris Böhm (Lineatrad) ( 01/12/2016 )

Aus Deutschland kommend lebe ich inzwischen seit mehr als 12 Jahren hier in Italien. Ich habe seither eine ganze Menge dazugelernt, was die Geschichte, das tägliche Leben oder die Kultur meiner neuen Heimat betrifft. Apropos Kultur: eine der überraschendsten Erfahrungen war, wie viele und wie bemerkenswerte Liedermacher Italien hat. Ich kannte vorher nur eine Handvoll, und auch das schon mehr als wahrscheinlich "normale" Deutsche.

Und nun erfahre ich von einem weiteren ganz jungen Liedermacher: Lorenzo. Und ich höre seine CD, die er zusammen mit seiner Gruppe von Musikern aufgenommen hat. Und ich staune erneut: hier wächst ein Cantautore heran, der sich vermutlich einmal in die Reihe seiner bekannten großen Vorgänger texten, musizieren und singen wird. Und ich denke und schreibe es hier: Glückwunsch! Mit der Hoffnung, dass Lorenzo diesen Weg weiter gehen wird.

Frank Ekkes (cantautore tedesco) ( 29/10/2016 )

Complimenti, per l'impegno, per la serietà, per l'eleganza e la raffinatezza della proposta musicale,  Canto da un pezzo di storia, che non è facile riscontrare in gruppi giovani come il vostro. Il tutto suonato ed armonizzato con molta bravura ed eleganza da veri "Arbitri Elegantiae"

E ancora complimenti per l'accuratezza e la creazione dei vari brani, interpretati e resi nel migliore dei modi dall'interprete (anche se ancora si sente nel suo cantare l'influenza… “benefica” del grande De André).

Complimenti a tutti e quattro i componenti del gruppo: quattro musicisti con i fiocchi!  Se avete reso così bene nel "freddo" di una registrazione in studio, penso cosa possiate rendere dal vivo!

Un disco che si ascolta con grande piacere.

In un momento dove tutti si sentono in dovere di incidere, di fare cd alla meglio, approssimativi e decisamente scadenti, onore ad un giovane gruppo che oltre ad incidere bene un cd, lo correda di un libretto, accurato, con una bella grafica, prezioso, indispensabile.

Un lavoro che merita veramente tutto il nostro rispetto ed il nostro plauso.

Gastone Pietrucci (La Macina) ( 03/10/2016 )

Venerdì 12 febbraio nei locali del Centro sociale Adriatico, con la collaborazione della Biblioteca “Luca Orciari”, si è svolta una piacevole e bella manifestazione musicale, grazie alla presentazione del nuovo disco degli “Arbitri Elegantiae”, “Canto di un pezzo di storia”.

Il nome “Arbitri Elegantiae” tradotto dal latino significa “arbitri dell’eleganza” e deriva dal soprannome dato a Petronio, antico scrittore romano, autore del famoso “Satyricon”. Per la band senigalliese il significato si amplia fino a comprendere tutti noi, arbitri dell’eleganza del nostro tempo, responsabili della bellezza del mondo. L’iniziativa è stata presentata dal dott. Donato Mori, il quale ha sottolineato mirabilmente il valore artistico dei brani.

Sul palcoscenico si sono esibiti i componenti del complesso musicale, Lorenzo Franceschini (autore dei testi), Federico Messersì, Gabriele Ciceroni e Giovanni Frulla, accompagnati dalla cantante Silvia Falcinelli, dal tastierista Marco Giulianelli e dal percussionista Eugenio Gregorini, da diverso tempo loro stretti collaboratori. La veste grafica del disco è stata creata dal pennello dell’artista pesarese Paolo Savelli e dagli scatti fotografici del senigalliese Gianluca Rossetti, mentre la registrazione è stata effettuata da Giovanni Imparato. I brani contengono un significato poetico degno di riflessione e di approfondimento, che si presta a diversi spunti interpretativi.

Una poesia capace di comprendere un paesaggio variegato, con interiori risonanze, nostalgie e malinconie, delicati sentimenti. La natura è attraversata dalle stagioni della vita, talvolta inquieta e travagliata, ma sostenuta da un filo sottile di speranza di contro al male del nostro tempo storico, la rassegnazione. E noi ci ricordiamo della nostra dignità, che non può non rinascere. I versi spaziano su molteplici motivi. Da un canto d’amore e di bellezza (“Canterò”), con “ragazze più belle, più dolci…profumo d’inverno…feste d’estate…baci,carezze…” si passa allo smarrimento esistenziale, che trova un punto di approdo nella terra, prima calpestata e poi capace di mostrare paesaggi in cui riconoscersi (“Quando il cielo”). Non manca l’amore “distratto” dell’uomo, quale possesso della ragazza, “Sarai mia!”, perché “c’è nebbia nell’aldiquà” (“Laila”). Ritorna l’inquietudine legata al nulla, stemperata dal senso del futuro, di un progetto, di una meta.

Sempre “c’è una spiaggia per dormire, per amare o per soffrire” (“Per allegoria”). E poi mai dimenticarsi dell’ultima fermata in “Lei”, la morte, invano rimossa dalla cultura contemporanea. Credenti di diverse religioni discutono sull’aldilà, riempiendolo di idee conformi al proprio credo, mentre l’ateo sostiene la fine del tutto, quando “Lei” chiamerà. Ma “Lei”, che nella penombra aveva ascoltato la loro discussione, dopo averli fissati in volto, li invita a seguirli, “ venite con me vi mostrerò la verità”. Sono versi molto suggestivi, simili alle ballate medioevali, evocativi del senso del mistero, di una verità che non si può dire, ma per questo non meno presente, non meno reale, che richiede serenità e fermezza. La forza interiore ispira tutta la poesia dei nostri arbitri senigalliesi, arbitri del saper vivere sempre con dignità e coraggio.

Giulio Moraca (Vivere Senigallia) ( 04/03/2016 )

La voce misena ( 04/02/2016 )

Gli Arbitri Elegantiae pescano a piene mani dalla tradizione cantautorale italiana degli anni '60-'70, proponendo un disco di cantautorato folk farcito da note vagamente esotiche (“Figli d’un pensiero che non c’è”). La composizione musicale - dominata da una chitarra a volte morbida altre più grezza - funge da supporto suggestivo per i testi, ad eccezione di qualche momento in cui le viene concessa una presenza maggiore, come accade nella conclusione musicale di “Stanotte vegliate”; la scrittura docile e sottile dà vita a storie di uomini, epicamente immobilizzati in un tempo e uno spazio sconosciuti, come insegnano i grandi della canzone italiana d’autore (De Andrè (http://www.rockit.it/fabriziodeandre) e Guccini (http://www.rockit.it/francescoguccini), su tutti).

“Canto da un pezzo di storia” garantisce un ascolto piacevole, collocandosi all’interno di una tradizione musicale ormai ben consolidata.

Alessia Conti (Rockit.it) ( 22/01/2016 )

La storia dei nostri luoghi con gli Arbitri Elegantiae

Un giovane cantante, compositore e chitarrista che ha studiato il Rinascimento italiano, in cui è stata concepita una nuova forma di bellezza e dove l’uomo si è nuovamente sentito parte di quel grande organismo vivente che è la natura; un fisarmonicista che è andato in montagna ad incontrare i vecchi pastori, tornando con ricordi che hanno il profumo del formaggio appena tagliato e con una zampogna in spalla; un trombettista che conosce la cultura ebraica, con l’umorismo che la contraddistingue, un bassista che scatta foto e va in bici, una giovane biologa con la voce di cristallo che sa raccontare la scienza come fosse una bella favola vera, un disegnatore dalla matita delicata e decisa.

Sono Lorenzo Franceschini, Gabriele Ciceroni, Giovanni Frulla, Federico Messersì, che formano gli Arbitri Elegantiae, ai cui spettacoli collabora Silvia Falcinelli con disegni di Paolo Savelli. Accompagnano gli Arbitri anche due valenti musici, Marco Giulianelli alle tastiere ed Eugenio Gregorini a cajon flamenco e percussioni. L'appuntamento col loro spettacolo intitolato “La storia del postino che cercherò Babbo Natale” è domenica 13 dicembre alle ore 17.30 presso l’Auditorium San Rocco a Senigallia.

Walter Benjamin affermava che oggi si comunicano informazioni e non si raccontano più storie. Quasi più. Ma il bisogno di raccontarle resta, così come quello di ascoltarle. E il racconto degli Arbitri, racchiuso in un recente album, parte proprio dalla consapevolezza che questo filo che legava le diverse generazioni si è spezzato: “Canto da un pezzo di storia che non racconterò ai nipoti per farli sognare”. Riannodare questi fili è una bella sfida: musica, letture, racconti, immagini: tanti elementi compongono una narrazione fatta di situazioni quotidiane dove è piacevole scoprire uno sprazzo di sorprendente tepore. Vita di paese, vicende di piccole cittadine di provincia dove nei bar si consumano pomeriggi tra “baci, carezze, ozio e risate”.

Riflessioni spirituali volteggiano tra i versi: temi teologici appena sfiorati, in modo volutamente colloquiale, ma che alludono a ad una dimensione importante della vita che stiamo dimenticando; il sacro era parte integrante della vita quotidiana fino a non molto tempo fa. Oggi forse il rumore del traffico delle grandi città forse ci impedisce di sentire se Dio ci parla. Ma nelle piccole realtà forse è più semplice tendere l’orecchio, anche se non comprendiamo le Sue parole.

E se “la terra non conosce più il tuo passo” è perché abbiamo smesso di camminare, di muoverci lentamente ascoltando il suono che fanno i nostri piedi, il peso del corpo sul morbido tappeto di foglie secche e dorate appena cadute, quella piacevole nota ritmata, che sembra venire da lontano, eppure è proprio lì vicino che aspetta di essere ascoltata, che aspetta di essere letta come le vecchie lettere che i bambini mandavano a Babbo Natale e che gli Arbitri Elegantiae hanno pazientemente raccolto muovendosi sul crinale dove realtà e immaginazione si sfiorano: un bel dono al nostro territorio pieno di storie ancora da raccontare.

Massimo Bellucci (Vivere Senigallia) ( 14/12/2015 )

Carlo Bragoni (Rai3, "Buongiorno Regione") ( 04/12/2015 )

Valerio Cuccaroni (Resto del Carlino) ( 25/11/2015 )

Giampaolo Milzi (L'Urlo) ( 20/11/2015 )

L'album Canto da un pezzo di storia degli Arbitri elegantiae si inserisce nella grande tradizione della canzone italiana d'autore (da Guccini a De André, per limitarci a due nomi tra quelli più significativi evocati dall'ascolto). Elementi salienti di questo lavoro appaiono lo stretto legame tra musica e parole (un legame non casuale né occasionale, bensì fondato sulla notevole qualità dei testi, accanto a quella della musica) e, sul piano tematico, la centralità del rapporto tra presente e passato e del senso di appartenenza a una comunità, motivi particolarmente apprezzabili in un tempo, come il nostro, di preoccupante mancanza di memoria e di esasperato individualismo.

Roberto Carnero (critico letterario de Il Sole 24 Ore) ( 26/10/2015 )

Andreina De Tomassi ( 04/08/2015 )